Diagnosi mediante mappatura
Prevenire un melanoma è possibile anche grazie alla mappatura dei propri nei, un programma di controllo che è particolarmente consigliato a chi abbia un alto rischio – per i fattori che abbiamo visito – di sviluppare questa forma di cancro della pelle. Come e dove si svolge la mappatura dei nei? Per richiederla ci si deve rivolgere ad uno studio dermatologico, dove si verrà sottoposti ad una prima visita che include:
Anamnesi e valutazione del rischio. Questa prima fase della visita serve allo specialista per farsi un’idea del paziente che ha di fronte. Con opportune domande otterrà informazioni importanti come la storia clinica (inclusa quella della cerchia familiare), eventuali sintomi lamentati, abitudini di vita e frequenza e intensità delle esposizioni al sole nel tempo;
Esame obiettivo della pelle. Nel primo incontro il dermatologo, oltre ad ispezionare la cute per osservarne le caratteristiche, realizza su cartone una vera e propria mappa dei nei e delle macchie e/o lesioni che sono più a rischio di trasformarsi in tumori, indicandone la posizione precisa e supportandole con documentazione fotografica. In tal modo è facile, nelle visite successive, individuare subito delle modifiche sospette;
Dermoscopia o dermatoscopia (o epiluminescenza) dei nei. Si tratta di una tecnica non invasiva che tramite uno strumento ottico (dermatoscopio) consente di ingrandire al massimo qualunque porzione di pelle per poterla osservare in tutte le sue più piccole caratteristiche. La dermoscopia è fondamentale per la diagnosi precoce dei melanomi.
Al termine della visita viene stilato un referto con le indicazioni utili al paziente ed eventuali esami da effettuare in caso di lesioni o nei sospetti da indagare o rimuovere chirurgicamente. In questo referto viene anche indicato un calendario delle visite successive, che possono essere a breve scadenza in caso si voglia monitorare un neo o una lesione dubbia o annuali se non viene rilevato nessun problema.
A proposito di diagnosi del melanoma, la certezza che una lesione cutanea sia un tumore e la definizione di quale tipo sia, arriva dopo la biopsia, ovvero il prelievo di frammenti del tessuto anomalo da analizzare in laboratorio. Il tipo di biopsia può variare a seconda dello strumento usato (bisturi, lametta o punch, che è una lama circolare) e può essere più o meno profonda. In generale, però, la procedura è molto rapida, nell’ordine dei 5 minuti, non provoca dolore perché si effettua previa anestesia locale, e guarisce in poco tempo.
In un prossimo futuro potrebbe essere molto più facile individuare precocemente, ovvero prima che il melanoma insorga, un neo a rischio. Questo grazie al ruolo di un biomarcatore, scoperto e studiato dalla Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania. Grazie a questa ricerca è stato possibile rilevare in ciascun neo i livelli del gene p15, responsabile dell’inibizione della proliferazione delle cellule cancerogene. Quindi è stato osservato che le cellule che presentano maggiormente questo gene difficilmente andranno incontro a proliferazione anomala. Il test ha inoltre stabilito che a livello di colorazione elevato corrisponde un neo “benigno”, mentre a colorazione ridotta si è di fronte a un melanoma. I risultati dello studio potrebbero trovare applicazione clinica nel giro di un paio d’anni, ma in attesa che questo utilissimo strumento di indagine genetica sia messo a punto, la mappatura dei nei standard rimane senza dubbio il sistema di prevenzione più efficace.
Un altro passo in avanti in questo campo è stato compiuto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’Istituto Pascale di Napoli, e da Paolo Ascierto, Direttore della struttura complessa di Oncologia Medica Melanoma del Pascale. L’equipe di ricercatori ha scoperto una molecola, appartenente alla classe dei microRna, denominata miR-579-3p, che è in grado di fermare la crescita delle cellule tumorali della pelle. Infatti, è presente a livello elevato nei normali nei, mentre si riduce man mano che il melanoma diventa più aggressivo. Controlla inoltre la produzione di due proteine chiamate “oncogeni”, che concorrono alla crescita del tumore. Quando i livelli di miR-579-3p si riducono, i due oncogeni aumentano. Ultimato l’esperimento gli scienziati hanno notato che i livelli degli oncogeni era sceso e che le cellule malate avevano iniziato a morire. Grazie alle nanotecnologie il miR-579-3p può agire come un farmaco per migliorare le attuali terapie.


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